Inaugurato il nuovo Centro Antiviolenza a Mugnano (NA)

Kint Sugi è un’antichissima arte orientale, fondata sul concetto di riparazione e resistenza, ed è il nome, non a caso, del nuovo centro antiviolenza inaugurato a Mugnano (NA) dall’Amministrazione comunale e dalla Cooperativa Dedalus.

 

 

Un Centro che ha un ulteriore valore aggiunto, quello di essere stato immaginato, progettato e realizzato in un bene sottratto alla camorra.

Il Sindaco di Mugnano, Luigi Sarnataro, racconta come in meno di due anni siano riusciti a restituire alla collettività questo bene confiscato al clan dei Casalesi, scegliendo appunto di destinare questo appartamento alla lotta contro la violenza di genere. “Il Centro Kint Sugi – dice Sarnataro – si configura come una ulteriore azione di un percorso più che decennale di collaborazione con la Cooperativa Dedalus. Una scelta aperta e forte della nostra Amministrazione che ha puntato, da tempo, all’emersione e al contrasto della violenza contro le donne, in tutte le sue forme”.
Una scelta che ha trovato deciso sostegno e determinato accompagnamento nell’azione costante e continua nel tempo dell’Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Mugnano, Valentina Canditone (che ha moderato l’incontro) che ha supportato Dedalus nella realizzazione dello sportello antiviolenza sperimentale nella sede del Municipio e che ha perorato il progetto del CAV in un bene liberato dalle mafie. “Nel Centro – dice Canditone – saranno impegnate operatrici, psicologhe e avvocate esperte della materia. Il nome che la Cooperativa ha scelto, e noi abbiamo condiviso, porta in sé tutto il significato del lavoro che vi si andrà a svolgere e che è in continuità con quanto fatto fino ad oggi”.
Il Sindaco chiede “di non abbassare la guardia”, anche alle forze dell’ordine presenti, “su questo lavoro, che va custodito, difeso e tutelato anche rispetto alla sicurezza di chi direttamente dovrà operare, visto che la famiglia a cui è stato giustamente confiscato il bene, continua ad interessarsene insistentemente”.
Un’Amministrazione, da questo punto di vista, esemplare, dove tutte le donne di maggioranza e di opposizione si sono ritrovate unite a supportare una scelta coraggiosa che Gaetana Castellaccio, Responsabile Area Accoglienza Donne della Cooperativa Dedalus, definisce una scelta politica. “Dedalus – racconta Castellaccio – collabora dal 2008 con il Comune di Mugnano, con la casa per donne maltrattate Karabà dove sono state accolte più di 300 donne e moltissimi minori. Un lavoro di squadra, non solo con l’Amministrazione comunale ma con le forze dell’ordine, con il Pronto Soccorso, con tutti quegli attori indispensabili a realizzare obiettivi concreti”. Castellaccio parla di una violenza sulle donne come strutturale nel nostro Paese e porta dati agghiaccianti che l’emergenza sanitaria da covid19 ha, come se la situazione non fosse già abbastanza drammatica, acuito ancor di più. “La violenza sulle donne prosegue – è una epidemia mondiale, silenziosa e di dimensioni allarmanti. L’ISTAT afferma che una donna su tre in Italia e, dunque, anche a Mugnano e nella nostra regione, è stata picchiata, costretta ad avere rapporti sessuali o abusata, in genere da un membro della famiglia o da un conoscente.”
In Italia, 7 milioni di donne almeno una volta nella vita hanno subito una violenza. Nel 2011 qualcosa però cambia con la cosiddetta Convenzione di Istanbul perché viene riconosciuto che la violenza sulle donne è la manifestazione di una disparità storica tra i generi, una manifestazione di disuguaglianza di potere tra i sessi che hanno portato alla subordinazione delle donne. Ed è un punto su cui si sofferma molto Castellaccio: ” La Convenzione di Istanbul – sottolinea – ci dice che è importante sapere che la violenza contro le donne è un fenomeno esteso e anche ancora sommerso; che è trasversale, che interessa ogni strato sociale, economico e culturale senza differenze di età, religione e razza; che, paradossalmente, i luoghi più pericolosi per le donne sono la casa e gli ambienti familiari, gli aggressori più probabili sono i loro partners, ex partners o altri uomini conosciuti: amici, familiari, colleghi, insegnanti, vicini di casa; che la violenza contro le donne incide gravemente sul loro benessere fisico e psicologico; che la dipendenza economica, l’isolamento, la mancanza di alloggio, il giudizio sociale, spesso il giudizio della stessa famiglia di origine, sono alcuni dei numerosi fattori che rendono difficile per le donne interrompere la situazione di violenza; che é fondamentale che la violenza venga alla luce e che le donne cerchino aiuti esterni, che occorre cioè sfatare il vecchio detto: i panni sporchi si lavano in famiglia”.
“Dunque – prosegue – il primo e più difficile strumento di contrasto alla violenza sulle donne è la prevenzione: il riconoscimento di ogni forma di violenza. E tre anni fa, con il Comune di Mugnano e l’Associazione Le Kassandre, siamo state beneficiarie di una finanziamento del Dipartimeno Pari Opportunità, volto proprio alla prevenzione del fenomeno e alla realizzazione di strumenti di supporto alle donne in fuga”.
Attraverso la rete interistituzionale, pertanto, è stato realizzato un ciclo seminariale sul tema della violenza maschile sulle donne, destinata ad assistenti sociali operatrici ed operatori sociali ed educatori. Sono state destinate borse lavoro e borse alloggio a donne scappate dalla violenza domestica e messe in protezione presso la Casa Rifugio Karabà, ed è stato realizzato uno sportello antiviolenza presso il Comune di Mugnano coordinato da Manila Del Giudice (Cooperativa Dedalus), che poi ha raccontato questa esperienza che in 12 mesi di sperimentazione ha accolto e sostenuto 31 donne di cui 17 del territorio di Mugnano e le altre provenienti dai Comuni limitrofi, qualcuna da fuori regione.
Il Centro Antiviolenza Kint Sugi da settembre 2020 sarà operativo e sarà accreditato nell’Ambito di Melito (NA), ma aggiunge Castellaccio, “è bene sottolineare che sarà, come tutti i Centri Antiviolenza Vero (CAV) un luogo politico. Un luogo in cui una volontà politica, quella di cambiare la cultura si unisce a una pratica di supporto e accoglienza verso le donne che intendono uscire dalla violenza e che necessitano di orientamento, sostegno legale e psicologico”.
I CAV sono nati dal movimento femminista, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, e sono servizi autonomi di protezione e di empowerment in grado di contestare la disparità di genere. Il passaggio dall’ascolto al sostegno e all’autonomia delle donne che si rivolgono ai CAV è possibile grazie ad una metodologia di lavoro che è frutto dell’elaborazione delle pratiche e dei saperi maturati nell’ambito della politica delle donne. I centri antiviolenza sono pertanto uno straordinario laboratorio di analisi sociale e di ricerca sul problema della violenza, costituiscono un osservatorio permanente sullo specifico contesto locale e rappresentano una preziosa risorsa per il territorio.
E sull’importanza dei CAV si sono soffermati tutte e tutti gli intervenuti, dalla Consigliera regionale, Bruna Fiola, alla Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Mugnano, Anna Maria Schettino, alla sen. Valeria Valente che, in particolare, ha sottolineato il valore politico del lavoro sociale delle cooperative, in particolare della Cooperativa Dedalus; l’importanza di un investimento come quello fatto dall’Amministrazione di Mugnano, specie in tempi di ristrettezze di bilancio per gli Enti pubblici, puntando sulla difesa e il riscatto delle donne; ha indicato i CAV come l’anello più prezioso della filiera per la prevenzione dei fenomeni di violenza contro le donne e per la tutela dei minori che sono l’altro soggetto duramente colpito e che ha bisogno di sostegno psicologico e di percorsi alternativi per non rischiare di reiterare a sua volta, nel tempo, la violenza subita. Valente riporta anche una importante valutazione sul quadro nazionale di politiche a favore dei CAV, riconoscendo che per quanto riguarda la L. 119/2013, si è investito poco e male dall’emanazione della norma; che, al contrario, occorre prevedere più risorse e un’erogazione più veloce per permettere una migliore pianificazione; che, infine, per dare risorse ai centri antiviolenza bisogna prevedere dei criteri rigidi che premino la qualità dei servizi e del lavoro complessivo dei CAV, riferendosi per quanto riguarda i criteri, proprio a quelli definiti dalla Convenzione di Istanbul e alla Conferenza Stato-Regioni. Questi, infatti, prevedono che gli enti gestori dei centri antiviolenza abbiano nello statuto la mission del contrasto alla violenza sulle donne e che ogni operatrice abbia almeno tre anni di esperienza nei servizi di contrasto.
Anna Ceprano, Presidente di Legacoop Campania, nel suo intervento, oltre a rimarcare l’impegno, la competenza e la passione della Cooperativa Dedalus e il valore del lavoro di rete, si è soffermata sulle scelte coraggiose dell’Amministrazione comunale che, oltre a lavorare con Dedalus alla costruzione di un percorso di prevenzione, protezione ed emancipazione delle donne vittime di violenza, ha voluto insieme alla Cooperativa come sede del CAV un bene confiscato, che è un ulteriore indirizzo verso quel cambiamento di paradigma culturale indispensabile. Infine, Ceprano si è soffermata sulla necessità di spezzare il meccanismo ricattatorio economico e di potere che costringe le donne a subire violenza, non avendo alternative sul piano dell’inclusione lavorativa.

 


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