Dedalus dice NO al CPR! La dignità umana non si rinchiude!
27 Aprile 2026
I CPR non creano sicurezza, alimentano diseguaglianze: sono di fatto strutture di detenzione amministrativa nelle quali persone che non hanno commesso reati vengono private della libertà personale, perché non sono riuscite ad avere un permesso di soggiorno, anche se lavorano o hanno famiglia sul nostro territorio.
L’apertura di CPR non è una soluzione strutturale alla gestione dei fenomeni migratori, ma aggrava le tensioni sociali sui territori, senza incidere sulle cause della migrazioni né sui meccanismi di integrazione.
Castel Volturno è una comunità che già affronta sfide complesse sul piano sociale ed economico. L’insediamento di una struttura di questo tipo rischia di scaricare ulteriori criticità su un territorio che necessita invece di investimenti, servizi e politiche inclusive.
Castel Volturno non ha bisogno di una struttura detentiva mascherata da esigenze di sicurezza. Ha bisogno di investimenti in welfare, salute, scuola e percorsi di regolarizzazione. 43 milioni di euro per costruire una “prigione per innocenti” rappresentano uno schiaffo a chi vive in quel territorio e a chi ogni giorno lavora per costruire coesione sociale e percorsi di autonomia per i nuovi cittadini.
La nostra lunga esperienza, nei Centri Interculturale Nanà e Officine Gomitoli e nelle case di accoglienza, ci insegna che la sicurezza si costruisce con l’integrazione, non con l’esclusione.
Da oltre quarant’anni, il nostro impegno infatti trova il senso nell’Articolo 3 della Costituzione Italiana. È compito della Repubblica — e di noi attori del sociale che ne interpretiamo il mandato — “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana“.
I CPR, per loro natura, rappresentano l’esatto opposto di questo dettato: non rimuovono ostacoli, ma erigono mura; non promuovono lo sviluppo della persona, ma ne sospendono i diritti fondamentali in una “zona grigia” di detenzione amministrativa che spesso sfocia in trattamenti degradanti e privazione della dignità.
Siamo contrari al modello del CPR a Castel Volturno come altrove.
Queste strutture rappresentano il fallimento delle politiche migratorie e la negazione dell’universalità dei diritti umani.
Chiediamo che le risorse stanziate siano dirottate verso l’accoglienza diffusa e il potenziamento dei servizi territoriali, unici veri strumenti capaci di garantire dignità e sicurezza per tutti e tutte.
Il nostro impegno è quello di vigilare e promuovere iniziative pubbliche di informazione e mobilitazione su questo tema.
Dedalus esprime la sua più profonda e netta contrarietà all’ipotesi di realizzazione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) nel territorio di Castel Volturno.
Una scelta che consideriamo non solo un errore politico e sociale per un’area già provata da decenni di abbandono istituzionale, ma un vero e proprio tradimento dei principi fondativi del nostro agire quotidiano di operatori e operatrici sociali.
Chiediamo pertanto alle istituzioni competenti di rivedere questa decisione, aprendo un confronto e valutando alternative basate sul rispetto dei diritti, sulla dignità delle persone e su politiche realmente efficaci!
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